IL PROTOCOLLO DNA ABITATIVO
Non inzio dal progetto.
Inizio da te.
La maggior parte degli architetti ti chiede subito le misure, il budget, qualche foto di ispirazione.
Io parto da un posto diverso, da come sei fatto, da come vivi la casa, da quello che non sai ancora di volere da uno spazio.
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Prima di qualsiasi cosa, ci sentiamo. Una chiamata o qualche messaggio, niente di formale. Serve a capire cosa stai cercando e se ha senso andare avanti insieme. Nessun impegno, nessuna proposta commerciale.
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Se decidiamo di procedere, compili il questionario DNA Abitativo. 42 domande, meno di 10 minuti. Non ti chiedo stili o riferimenti visivi ma ti chiedo come vivi le tue giornate. Le abitudini, i ritmi, quello che ti fa stare bene e quello che ti rompe le scatole ogni giorno dentro casa.
È gratuito. E nessun altro te lo fa fare.
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Qui entra la parte che ancora non esiste da nessuna altra parte.
Le tue risposte vengono elaborate e trasformate in un profilo: il tuo DNA Abitativo. Non è un documento di testo, è un’impronta digitale visuale di come abiti. Colori, pattern, proporzioni, priorità. Una mappa di chi sei dentro uno spazio, costruita a partire da quello che hai detto tu.
Ci lavoro io. Non un algoritmo generico.
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Ci vediamo in video. Ti mostro i risultati dell’analisi e ti racconto cosa ho capito di come vorresti vivere gli spazi. Poi ti mostro alcune immagini di riferimento — non moodboard standard, immagini selezionate sulla base del tuo profilo specifico.
Per molte persone è la prima volta che qualcuno riesce a mettere in immagini qualcosa che avevano in testa ma non sapevano descrivere.
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Solo in questo momento parliamo di progetto. Se c’è interesse a collaborare, valutiamo insieme cosa ha senso fare: solo la parte progettuale, oppure anche quella esecutiva con imprese e artigiani.
Nessuna fretta. Nessuna pressione.
Se ti sembra un modo diverso di lavorare, è perché lo è.
Scrivimi su WhatsApp, ti rispondo io. Nessuna risposta automatica o bot.
Di solito rispondo entro poche ore