ANTEPRIMA DEL LIBRO - Capitolo 2

2.  Le tre bugie che ti hanno venduto sulla visibilità online

Voglio dirtelo subito, prima di tutto il resto, perché quello che sto per descrivere è un errore che fanno in modo sistematico persone intelligenti, preparate, che nel loro settore sanno quello che fanno.

Il problema NON È PIÙ LA COMPETENZA.

Ma l’informazione che hai ricevuto.

Negli ultimi dieci anni si è costruita intorno al marketing digitale una narrazione precisa, ripetuta da consulenti, agenzie, guru dei social, corsi online.

Una narrazione che ha i suoi interessi economici, e che per questo continua a girare anche quando i risultati non arrivano.

Ci sono tre convinzioni al centro di questa narrazione.

Le chiamo bugie perché sono false nella pratica, anche se sembrano ragionevoli in teoria.

 

Prima bugia: devi costruire il personal brand

“Le persone comprano dalle persone.”
“Devi mostrare chi sei.”
“Metti la faccia, racconta la tua storia, costruisci un pubblico che ti conosce e si fida di te.”

Questo funziona.
In alcuni casi, per alcune persone, funziona molto bene.

Il problema è che è diventata una prescrizione universale.

Chiunque abbia un’attività, indipendentemente dal settore, dalla personalità, dagli obiettivi, viene spinto verso lo stesso modello: diventa un personaggio pubblico, costruisci un seguito, alimenta una community.

Ma non tutti vogliono essere personaggi pubblici.

Non tutti hanno il tempo, la predisposizione o l’interesse per farlo.

E soprattutto, non tutti ne hanno bisogno.

Un’azienda che produce infissi su misura non ha bisogno che il titolare diventi una celebrity su Instagram.

Ha bisogno che le persone che stanno cercando infissi di qualità la trovino nel momento in cui cercano.

Sono due cose completamente diverse.

Il personal brand è uno strumento potente per chi lo sceglie consapevolmente e ci investe in modo coerente.

Ma presentarlo come l’unica via per crescere online è sbagliato, e ha convinto migliaia di imprenditori a fare una cosa per cui non sono attrezzati, togliendo tempo ed energia a quello che sanno fare davvero.

 

Seconda bugia: devi pubblicare ogni giorno

“La costanza è tutto.”
“L’algoritmo premia chi pubblica regolarmente.”
“Se sparisci dal feed, sparisci dalla testa delle persone.”

Anche qui: c’è del vero. L’algoritmo dei social tradizionali funziona in parte così. Se non pubblichi, la tua reach crolla.

Ma fermati un secondo su questa logica.

Stai costruendo qualcosa su un sistema che richiede alimentazione costante per non degradarsi.

Non stai costruendo un asset: stai mantenendo in vita qualcosa che senza il tuo lavoro continuo smette di funzionare.

È come affittare uno spazio commerciale dove ogni settimana devi ridipingere la vetrina, altrimenti il proprietario ti abbassa le saracinesca.

Non importa quanto sia bello quello che vendi.

Se non ridipingi, sparisci.

La pubblicazione quotidiana ha un costo enorme in termini di tempo e di energia creativa.

Per la maggior parte delle aziende, quel costo non è giustificato dai risultati.

Soprattutto quando esistono canali dove un contenuto pubblicato oggi continua a lavorare per anni, senza che tu faccia niente.

 

Terza bugia: senza ads non vai da nessuna parte

“La reach organica è morta.”
“Devi pagare per essere visto.”
“Con cinque euro al giorno raggiungi migliaia di persone.”

La pubblicità a pagamento funziona.

Lo so meglio di molti, visto che ci ho lavorato per dieci anni.

Con i budget giusti, la strategia giusta e il prodotto giusto, le ads possono portare risultati importanti.

Ma hanno tre caratteristiche che vale la pena tenere in mente.

La prima: quando smetti di pagare, smetti di esistere.
Non c’è accumulo.
Ogni euro speso porta traffico finché la campagna è attiva.
Il giorno dopo che la spegni, tutto torna a zero.

La seconda: il costo per risultato tende ad aumentare nel tempo.

Le piattaforme di advertising sono mercati: più inserzionisti competono per la stessa attenzione, più il prezzo sale.

Quello che costava un euro qualche anno fa oggi costa tre, cinque, dieci volte di più.

La terza: richiede competenza tecnica continua.

Gli strumenti cambiano, i formati cambiano, le politiche cambiano.

Tenersi aggiornati è un lavoro a sé.
Delegarlo a qualcuno ha un costo.
Farlo male brucia budget senza risultati.

Non sto dicendo che le ads siano inutili.

Ma presentarle come l’unica alternativa alla reach organica morta è una semplificazione comoda per chi vende servizi di advertising.

Esiste un canale che non richiede budget pubblicitario per funzionare.

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Stefano Cobucci – Direttore Marketing
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